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Abaetetuba, Pará, Amazônia
Dia 25 de Março de 2002

E’ TEMPO DI CONVERSIONE…


- Andrea Franzini -

La Campagna della Fraternità della Conferenza Episcopale Brasiliana ci porta quest’anno a viaggiare in una realtà abbastanza complessa e storicamente simbolo dell’oppressione e dell’inquinamento culturale avvenuto con l’invasione del Brasile e dell’America Latina in generale. Tema di questa Campagna è “Fraternidade e Povos Indìgenas” (Fraternità e Popoli Indigeni) e come sottotema “Por uma Terra Sem Males” (per una terra senza mali). Questa grande campagna di sensibilizzazione, che si realizza in Brasile dal 1964, ci porta ogni anno, durante il periodo quaresimale, a riflettere circa un valore fondamentale di ogni cristiano coerente, ma in generale di tutta la società: LA CONVERSIONE.
Soffermiamoci un attimo: perché la conversione come uno dei simboli del riscatto degli esclusi, ed inoltre, la conversione di chi in favore di chi ed in vista di quale obiettivo?
Sempre si parla di Giustizia, sempre si parla di Pace, ma queste due attuali utopie sono figlie di altri piccoli passi concreti da parte di tutti. Ciò che mi ha fatto molto riflettere è la visione che la società (per cui tutti noi in qualche modo) giudica i popoli indigeni, definendoli come animali, bisci, esseri senza anima e senza religione, inferiori, non civilizzati ritardatari del progresso…
Insomma alla fin dei conti chi ha ragione? Vediamo la storia. Il Governatore Generale del Brasile (Mem de Sa) nell’anno 1560 scrive al Re del Portogallo relatandogli che in un’unica notte era riuscito ad ammazzare tanti indios che i corpi, allineati, coprivano una superficie di spiaggia di sei chilometri 1.
Nell’anno 1500 erano presenti nell’America Latina circa 80 milioni di Indios, oltre 2.000 lingue differenti, ma cento anno dopo solo ne rimanevano 10 milioni, il resto… massacrati dall’ideale di società europea, dall’arroganza di chi vuole essere superiore con la forza. Senza pensare agli Incas del Perù, Ecuador, Bolivia, Cile che da 9 milioni furono ridotti in cento anni a due milioni e mezzo 2. Nel nostro tanto amato Brasile dei circa 6 milioni dell’anno 1500 rimangono oggi 550.438 persone appartenenti a 225 popoli, parlando circa 180 lingue differenti. Di questa popolazione 358.310 vivono ancora nei territori originari, 191.228 emigrarono nei centri urbani e si calcola che circa 900 indios non siano ancora stati raggiunti dalla nostra “civilizzazione” 3.
Di fronte a questa storia di massacri giustificati dalla presunta superiorità di una società migliore, ecco che la settimana scorsa mi si è aperta una luce speciale. Il papà di alcune bambine che noi accogliamo nella Pastoral do Menor, all’una del pomeriggio mi cerca perché una delle sue figlie (in cinta) stava male, aveva la polmonite ed aveva necessità di andare all’ospedale, ma lui non aveva soldi per pagare un taxi. Così di corsa siamo arrivati vicino alla loro casa. La famiglia vive in un quartiere di palafitte che in questo periodo di piogge intense si allaga purtroppo non solo di acqua, ma di immondizia e rifiuti di tutti i tipi. Nella casa pericolante e con il tetto di paglia ho trovato una chiamata fortissima che un gruppo di poveri senza nemmeno volere ha fatto a me ed a tutti coloro che “stanno bene”. La giovane ammalata era stesa in una amaca ed intorno a lei un gruppo di circa dieci donne; praticamente tutte le vicine anziane erano intorno alla giovane cercando di darle parole di conforto. Quando siamo usciti dalla casa abbiamo camminato sui ponti delle palafitte, sembrava una processione, tutte le donne dietro per cercare di aiutare in qualche modo.
Devo confessare che questo fatto così semplice è stato, per me, molto arricchente e pieno di significato: questa solidarietà così spontanea, volontà di cercar di far il bene dell’altro, di essere attento all’altro che soffre, mi ha fatto riflettere in questi giorni varie volte:

CHI DEVE VIVERE LA CONVERSIONE?
QUESTI POVERI ANALFABETI MA SOLIDALI, O NOI, VIZIATI DELLA SOCIETA’ DELL’AVERE, SEDUTI DAVANTI AD UNA TV IPNOTIZZANTE
O INCREDULI DAVANTI ALLA BELLEZZA DELLE NOSTRE COSE?
In questi giorni il più grande rivoluzionario della storia, Gesù Cristo, ci ricorda, attraverso il LAVA PIEDI, quale è la sua missione e la nostra missione. La nostra società indica le persone più importanti in base a quello che loro possiedono, in base a tutto ciò che le rende più moderne e potenti. Gesù, reincarnato e profondamente presente in quelle donne che stavano cercando di aiutare la giovane ammalata ci chiama vivamente alla CONVERSIONE. Chiama i poveri alla lotta per la dignità, ma specialmente vuole la CONVERSIONE DEI GRANDI.
Cari amici, sinceramente dobbiamo renderci conto che la colonizzazione oggi è molto più forte perché i primi colonizzatori avevano solo le spade e la croce (come dicono gli indios), oggi hanno la televisione, i giornali, la pubblicità ed innanzitutto il progetto cinico della distruzione delle differenze culturali attraverso la globalizzazione che ci fa mangiare, bere e pensare nella stessa maniera in tutte le parti del mondo… C’è però una grande differenza tra il vivere questo fenomeno mostruoso nel primo o nel terzo mondo. Chiediamoci: chi ha più possibilità di cambiare le carte di questo sporco gioco, gli oppressi o quelli del nord del mondo? Chi dunque dovrebbe convertirsi alla Giustizia, alla Pace ed al rispetto tra i popoli e le persone?
La risposta non ci dà vie di fuga: NOI, I RICCHI!!!
Gli oppressi devono crescere nella coscienza dell’importanza della propria dignità, ma noi che abbiamo già raggiunto un certo livello di dignità NECESSITIAMO FORTEMENTE DI GUARDARCI DI FIANCO E DI RENDERCI CONTO CHE MOLTO DIPENDE DAVVERO DA NOI!!! I POVERI NON CI CHIEDONO ELEMOSINA, BENSI’ CONVERSIONE E CONVERSIONE VERA!!! CI CHIEDONO DI LOTTARE CONTRO QUESTO MOSTRO CHE E’ IL MATERIALISMO SFRENATO CHE CI FA PERDERE IL SENSO DELLA VITA.
La conversione deve essere asse portante del nostro praticare Giustizia. Ci deve portare ad assaporare il gusto dello scegliere non solo in vista del MIO, ma soprattutto del NOSTRO. Questo è il grande progetto che la Pasqua ci propone; ci chiama alla scelta profonda del guardare l'altro come senso profondo del mio vivere. BASTA, BASTA PENSARE SOLO A SE STESSI, DOBBIAMO PERDERE LA PAURA DEL NON VOLER SENTIRE O VEDERE IL DOLORE DELL’ALTRO.
Non dimentichiamoci mai che l’altro non deve essere necessariamente una persona di un paese povero, ma che può essere il nostro vicino, nostro fratello…
Quella solidarietà così forte che ho sentito in quelle donne è stato l’ennesimo schiaffo ricevuto in questi di Brasile e di attività sociali in Italia. Io, il bianco, il civilizzato non riesco ad avere una sensibilità così chiara e limpida.
L’indio Nailton Muniz Pataxò Hã Hã Hãe ci ricorda che noi che ci diciamo civilizzati lasciamo in nostri figli vivendo la fame per le strade, persone dormendo sotto ponti , viadotti e mendicando. Ci chiarisce che gli indios nei villaggi non hanno necessitá di avere prigioni, ma hanno consigli da dare al popolo, il quale ascolta e li segue.
Dunque la lotta indigena come simbolo di un bivio a cui ci chiamano tutti gli esclusi: o CONVERSIONE E PROMOZIONE UMANA, NON SOLO MATERIALE, DI TUTTI GLI ESSERI UMANI, OPPURE IL PESO DI ESSERE OBBLIGATI A SENTIRSI VERAMENTE RESPONSABILI PER LA MORTE E LO STERMINIO SILENZIOSO, CRUDELE DI TANTE VITE.

Gesù, crocificato per la piena conversione in favore dei piccoli ci chiama a scrivere pagine nuove… ed a spegnere la televisione.

Buona Pasqua


Andrea Franzini


Abaetetuba, Pará, Amazônia
Dia 25 de Março de 2002

 


 

1: Texto Base da Campanha da Fraternidade 2002, pag. 22
T orna al testo

2: Manoal da Campanha da Fraternidade 2002, pag. 334 e 348
T orna al testo

3:Texto Base da Campanha da Fraternidade 2002 pag. 31-32
T orna al testo