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PASTORAL DO MENOR DIOCESI
DI ABAETETUBA – PA
Cremona 19 Dicembre 2002
RICORDARE O CAMBIARE?
Riflessioni per
il NATALE
- Andrea Franzini –
Ricordare o cambiare? In che modo l’una o l’altra
scelta possono modificare l’oggi ed il domani
di tutti?
In questi anni molte sono state le esperienze vissute,
molte le persone incontrate in Italia e nel mio Brasile.
Tanti di noi di fronte alle immagini dei poveri e degli
esclusi, o proprio di fronte a loro, sono stati toccati
ed hanno affermato: “io me le ricorderò
queste cose!”
Dunque la bella dimensione del ricordo non può
essere abbandonata od esclusa, ma dovremmo chiederci
se il solo ricordare ci porta a vivere una “giustizia
emozionale” od una giustizia di fatto.
Giustizia emozionale: osservare gli sfortunati, sentirsi
toccati nel cuore, credere che hanno bisogno di aiuto,
aiutarli in qualche modo temporaneo od emergenziale,
l’indomani la mia vita continua tranquilla, senza
particolari scossoni.
Quale postura dovremmo cercare di vivere di fronte alle
tante ingiustizie che oggi ancora fortemente fanno parte
della vita di molti? Il solo ricordo probabilmente si
sposa benissimo col concetto di giustizia emozionale
la quale, difficilmente, può riuscire a scalfire
il trono dell’esclusione. Dunque i poveri ci chiedono
sempre più di lottare perchè il RICORDO
POSSA ASSUMERE IL COMPITO DI PORTA DI ENTRATA PER IL
CAMBIAMENTO TANTO INDIVIDUALE QUANTO COLLETTIVO.
Credo che su questa strada i capi del progetto di saccheggio
incontrollato di vite umane , potrebbero davvero vacillare.
CAMBIAMENTO dunque come fratello di quella che possiamo
definire Giustizia di fatto! Questa ci porta ad orizzonti
nuovi, ci apre scelte bem più profonde. In questo
momento storico della vita del mondo siamo davvero chiamati
alla NON NEUTRALITA’ di fronte
a qualsiasi situazine di esclusione e sfruttamento.
Oggi tutti sanno che esistono persone schiacciate, bambini
mutilati dalle bombe, altri mutilati dalla fame, bambine
che si prostituiscono in cambio di una cipolla, altri
con gli organi rubati... insomma non ci si può
più nascondere. Ed è proprio per il fatto
di conscere tutte queste situazioni che noi necessitiamo
di stare dalla loro parte. Si, dalla loro parte! Nonostante
tutte le etichette che i mezzi di comuicazione vogliono
dare a tutti coloro che stanno vivendo la Giustizia
in modo più profondo.
Questi sono i senza terra del Brasile, i no Global dell’Europa,
gli indios resistenti dell’America Latina, tutti
quei volontari che in tutto il mondo lavorano per “il
nuovo”. Molti sono generalmente snobbati o indicati
dalla società del soldo come
idealisti, come persone che hanno tempo da perdere ed
alla fin fine comunque senza motivazioni vere.
Nonostante tutto la giustizia continua ad essere l’obiettivo
di tutte queste persone: che bello sapere che si sta
ritornando in piazza per poter esigere migliori condizioni
di vita, che meraviglia le catene della solidarietà.
Con queste la Gistizia di Fatto sorride. Non si tratta
però solo di scendere in piazza in modo collettivo,
l’impegno deve essere costante per il CAMBIAMENTO,
e deve esserlo inizialmente individuale e quotidiano.
La costruzione del bene stare collettivo dipende dalle
priorità di ognuno.
Il nostro stile di vita è la prova chiara e lampante
delle nostre scelte. Il modo con il quale noi utilizziamo
il superfluo testimonia quali sono le nostre scelte.
I poveri non son un film, il nostro superfluo corrisponde
alla loro fame! Questi sono i fatti e non ci si scappa.
Dunque ritorna forte la questione: RICORDARE O CAMBIARE?
Per costruire DAVVERO il nuovo necessitiamo per cui
di radicalizzare i nostri valori di Giustizia, Pace
e condivisione. Basta! Noi dobbiamo fare dei nostri
valori colonne fisse, pilastri inamovibili. Radicalizzare
i valori non significa non dialogare più, bensì
scegliere definitivamente da que parte si stà.
Perchè questo risulti più forte ecco la
storia vera di un piccolo del Paquistan che risucì
a fare una scelta.
IQBAL MASIH, UN BAMBINO CORAGGIOSO
"Era nato nel 1983 Iqbal Masih e aveva quattro
anni quando suo padre decise di venderlo come schiavo
a un fabbricante di tappeti. Per 12 dollari.
E' l'inizio di una schiavitù senza fine: gli
interessi del "prestito" ottenuto in cambio
del lavoro del bambino non faranno che accrescere il
debito.
Picchiato, sgridato e incatenato al suo telaio, Iqbal
inizia a lavorare per più di dodici ore al giorno.
E' uno dei tanti bambini che tessono tappeti in Pakistan;
le loro piccole mani sono abili e veloci, i loro salari
ridicoli, e poi i bambini non protestano e possono essere
puniti più facilmente.
Un giorno del 1992 Iqbal e altri bambini escono di nascosto
dalla fabbrica di tappeti per assistere alla celebrazione
della giornata della libertà organizzata dal
Fronte di Liberazione dal Lavoro Schiavizzato (BLLF).
Forse per la prima volta Iqbal sente parlare di diritti
e dei bambini che vivono in condizione di schiavitù.
Proprio come lui. Spontaneamente decide di raccontare
la sua storia: il suo improvvisato discorso fa scalpore
e nei giorni successivi viene pubblicato dai giornali
locali. Iqbal decide anche che non vuole tornare a lavorare
in fabbrica e un avvocato del BLLF lo aiuta a preparare
una lettera di "dimissioni" da presentare
al suo ex padrone.
Durante la manifestazione Iqbal conosce Eshan Ullah
Khan, leader del BLLF, il sindacalista che rappresenterà
la sua guida verso una nuova vita in difesa dei diritti
dei bambini. Così Iqbal comincia a raccontare
la sua storia sui teleschermi di tutto il mondo, diventa
simbolo e portavoce del dramma dei bambini lavoratori
nei convegni, prima nei paesi asiatici, poi a Stoccolma
e a Boston: «Da grande voglio diventare avvocato
e lottare perché i bambini non lavorino troppo».
Iqbal ricomincia a studiare senza interrompere il suo
impegno di piccolosindacalista.
Ma la storia della sua libertà è breve.
Il 16 aprile 1995 gli sparano a bruciapelo mentre corre
in bicicletta nella sua città natale Muridke,
con i suoi cugini Liaqat e Faryad. «Un complotto
della mafia dei tappeti» dirà Ullah Khan
subito dopo il suo assassinio. Qualcuno si era sentito
minacciato dall'attivismo di Iqbal, la polizia fu accusata
di collusione con gli assassini. Di fatto molti dettagli
di quella tragica domenica sono rimasti poco chiari
Con i 15 mila dollari del Premio Reebok per la Gioventù
in Azione ricevuti nel dicembre '94 a Boston, Iqbal
voleva costruire una scuola perché i bambini
schiavi potessero ricominciare a studiare...”
In questo Natale non dimentichiamoci che Gesù
e la rivoluzione che lui ci ha portato, ci chiama ad
una scelta vera che non è quella dei regali,
ma quella dell’amore e della passione per la dignità
di tutti. E che il Babbo Natale possa essere definitivamente
sostituito dalla Mamma Giustizia di Fatto.
Di cuore
Andrea Franzini
Cremona 19 Dicembre 2002
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